Logo

 

Documenti
Ultimi inserimenti
Dalla fede il metodo 
Con Cristo, una febbre di vita 
''Oh Madonna, tu sei la sicurezza della nostra speranza!'' 
L'uomo colmo di dolore e di certezza 
Lettera di don Giussani al Papa 


Libri
Ultimi inserimenti
 Si può vivere così?
 Il senso religioso. Volume primo del PerCorso
 Il rischio educativo








L'uomo colmo di dolore e di certezza

Intervento di don Giussani pubblicato su "il Giornale del Pellegrino", quindicinale del Comitato Centrale del Grande Giubileo dell'Anno 2000
"Nella mia infanzia ho creduto anch'io alla divinità di Cristo: andavo a messa, mi confessavo, mi comunicavo; avevo vent'anni l'ultima volta che mi sono confessato e comunicato; poi ho smesso di credere alla sua divinità, ma per cominciare a credere alla sua umanità. Sento che Cristo non ha perduto importanza, dentro di me, da quando ho smesso di credere nella sua divinità; e anzi ne ha guadagnata.

Egli è diventato più importante per me, come cultura, di quello che prima non fosse per me stesso, come via dell'altra vita". Queste parole sono di Elio Vittorini, che non aveva di sicuro conosciuto il cristianesimo della Tradizione come l'ho incontrato io, attraverso i miei genitori e il Seminario. Per lui Cristo era guida all'altra vita e basta, come se la via all'altra vita non fosse il mio io storico, questo tempo che devo percorrere, questa società in cui sono stato immesso da chi mi ha generato.

Quanto è diverso dall'uomo di Vittorini l'homo viator, l'uomo camminatore come è concepito dalla mentalità cristiana e come ne parla Giovanni Paolo II nella Incarnationis mysterium, quando descrive l'esistenza "come un cammino. Dalla nascita alla morte, la condizione di ognuno è quella peculiare dell'homo viator". Uomo in cammino, il cristiano è colmo di dolore e di certezza; è, cioè, umile; è colmo di dolore perché è ben consapevole dell'incoerenza e dei tradimenti che affondano in ciò che la Chiesa chiama "peccato originale"; è pieno di certezza perché sa che proprio attraverso un'umanità piena di limite passa - trionfando - l'evidenza della presenza del Signore, la volontà Sua, così che la vita è testimonianza della Grande presenza anche attraverso il male di ciascuno.

Il segno della Porta Santa spalancata dal Papa grida al mondo l'annuncio della salvezza, l'avvenimento del passaggio dal peccato alla grazia, che anche oggi si attua per la forza dell'ebreo Gesù di Nazareth morto e risorto, da duemila anni compagnia di Dio all'uomo. Infatti il Giubileo ripropone con inaudita attualità il metodo che Dio ha scelto per comunicarsi al mondo: si è fatto uomo, e l'umano è il modo attraverso cui la salvezza - il grande mistero della pietà -, cioè il compiersi della verità, della bellezza, della giustizia, della felicità, diventa un'esperienza possibile per tutti gli uomini. Celebrare la nascita di Cristo è riconoscere la Sua presenza oggi nel mondo, "udibile, visibile, toccabile" attraverso il suo Corpo misterioso che è la Chiesa.

Di questo fa memoria il Giubileo, voluto dalla Chiesa affinché giriamo lo sguardo (cum-vertere) per fissarlo sulla persona di Gesù e sulla sua pretesa inaudita di essere la risposta esauriente alla nostra "febbre" di vita. "L'Anno Santo è per sua natura un momento di chiamata alla conversione. È questa la prima parola della predicazione di Gesù, che significativamente si coniuga con la disponibilità a credere: "Convertitevi e credete al Vangelo" (Mc 1,15). Questa, peraltro, è in primo luogo frutto della grazia" (Giovanni Paolo II).

La vita si gioca tutta nella grande alternativa che quell'Uomo ha posto per tutti i tempi, fino all'ultimo: "Qual vantaggio avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà se stesso? O che darà l'uomo in cambio di sé?". Per coloro che incontravano Gesù lungo le strade polverose della Palestina, così come per noi che ne sentiamo l'annuncio duemila anni dopo, l'alternativa ha come forma l'atteggiamento descritto in due opere poetiche di Karol Wojtyla: "Io t'invoco e Ti cerco, Uomo - in cui /la storia umana può trovare il suo Corpo. /Mi muovo incontro a Te, non dico "Vieni" /semplicemente dico: "Sii"" (Pietra di luce). L'altro brano descrive la figura opposta a Cristo, al povero di spirito; questa è l'immagine del rivoluzionario o, se vogliamo, del fariseo evangelico: "Il peggio è che vogliono convincervi che tutto ciò che avete non vi spetta di diritto, ma vi è dato per grazia. Non state ad aspettare la carità! La carità vi umilia. Voi non ne avete bisogno. Dovete capire che tutto vi appartiene assolutamente.

Niente per grazia. Volevo dimostrarvi che si pensa a voi. Si lotta per i vostri diritti. Occorre soltanto la vostra ira" (Fratello del nostro Dio).

Quello indicato dal Papa è veramente l'aut-aut culturale radicale per il quale passa la sottile lama della libertà, la quale, nel suo livello crepuscolare, esprime una posizione di fronte al reale - di apertura originale o di chiusura preconcetta -, che le permette di percepire l'accento del Vero nella presenza e nell'annuncio di Cristo o di rimanere sorda e ribelle agli echi delle Sue parole.

Sotto questo aspetto è impressionante per me un brano di Kafka: "Non sono solo perché ho ricevuto una lettera d'amore, eppure sono solo perché non ho risposto con amore". Questa è la descrizione della situazione dell'uomo contemporaneo verso Dio, cioè verso Cristo. Per rispondere con amore occorre povertà di spirito; la pagina più emblematica, da questo punto di vista, è nel Santo Evangelo: "E, detto questo, gridò a gran voce: "Lazzaro, vieni fuori!". Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti di bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: "Scioglietelo e lasciatelo andare". Molti dei giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in Lui. Ma alcuni andarono dai farisei e riferirono loro quel che Gesù aveva fatto. Allora i farisei dicevano: "Che facciamo? Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in Lui"… Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo" (Gv 11,43ss). Qui sta il dramma della libertà. Anche noi non possiamo evitare l'alternativa tale e quale, perché il segno e l'accento della Sua verità giungono anche al nostro cuore e alla nostra coscienza, qui e ora, attraverso la testimonianza viva di uomini che nella loro carne Lo riconoscono.

Per noi varcare la Porta Santa col Papa significa "cedere" con semplicità all'attrattiva dell'avvenimento imprevisto che segna l'inizio della storia come la numeriamo da duemila anni, proprio come accadde a Zaccheo, quel giorno che Gesù si fermò sotto la pianta su cui quel pubblicano era salito per vederlo passare e gli disse: "Vieni giù, vengo a casa tua"; fu come se Zaccheo si fosse sentito dire: "Io ti stimo e ti amo". Era tale l'attrattiva suscitata da quel giovane uomo che Zaccheo corse a casa e ne varcò la soglia come non aveva mai fatto in vita sua.
Il Giornale del Pellegrino, n.1, 24 dicembre 1999  
inserito il 17/05/2008
 



Il materiale riportato nel sito è pubblicato senza fini di lucro e a scopo di fini di studio, commento, didattici e di ricerca.
Eventuali violazioni di copyright segnalate dagli aventi diritto saranno celermente rimosse dallo staff di SensoReligioso.it.
Ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n.62, si dichiara che questo sito non rientra nella categoria di
"informazione periodica" in quanto viene aggiornato ad intervalli non regolari.
Totus tuus network:
Concili Denzinger Magistero Ratzinger Flos Carmeli Altra storia Leggenda nera Corti Difendere la vita Educazione Politica & Valori Cammilleri Tyn
pagine cattoliche Caffarra Escrivà Fatti Sentire Haerent animo La tunica stracciata Vittorio Messori

Generated with CodeCharge Studio.